In uscita il nuovo album del producer newyorkese Shawn O’ Sullivan come 400PPM, sulla Avian di Guy Brewer, accompagnato da immagini che documentano la scena dei club kids.

Non esiste più centro né periferia nella cultura elettronica. A fine luglio A.G.Cook, fondatore dell’etichetta e del collettivo PC Music, simbolo del New Pop Made in London, pubblica su Soundcloud una versione straniante di Windowlicker. Sostiene che l’ispirazione sia un clash reale tra il suo set e lo show di Aphex Twin durante il Field Day. Nel 1994 Aphex Twin include in Classics due versioni del remix di We Have Arrived di Marc Acardipane, considerata la prima vera traccia hardcore techno, pubblicata con un altro dei suoi tanti pseudonimi: Mescalinum United. In un’intervista realizzata più di un anno fa per Wu Magazine, in occasione di C2CMLNGFOTY (sempre parte del collettivo PC Music) sottolinea l’importante influenza, all’interno della propria musica, degli Scooter. Ve la ricordate One (Always Hardcore)? In questa intervista rilasciata ad ArtribuneShawn O’ Sullivan, il producer newyorkese conosciuto con innumerevoli alias: 400PPM, Vapauteen,
Civil DutyFurther Reductions, afferma che Marc Acardipane è il suo eroe musicale. E in poche battute abbiamo fatto il giro, dalle periferie della musica techno e della rave culture, al culture clash della contemporaneità, con la sua geografia a macchia di leopardo.

Shawn O’ Sullivan a.k.a. 400PPM.

V: Partiamo dal titolo. Qual è il suo significato? Che cosa volevi suggerire o evocare?

400PPM: Fit for Purpose: prefiggersi l’obiettivo di eseguire un lavoro, di raggiungere uno scopo. È un concetto non necessariamente legato alla musica techno o al suo immaginario. Richiama il mio processo creativo.

V: Hai realizzato molti progetti, utilizzato svariati moniker. Qual è il tuo background musicale?

400PPM: A diciassette anni facevo il dj, le mie influenze provenivano dalla cultura gabber e dal breakcore. Intorno al 1996-97 ascoltavo molta jungle, drum&bass e dub. Lo shifting verso l’elettronica e la techno è avvenuto verso il 1999, ero attento a sonorità provenienti dal Belgio o dall’Italia. Ma sono sempre stato piuttosto vorace, ho interessi musicali diversissimi tra loro, per cui c’è stato anche il periodo post-punk e industrial.

V: La città di New York è un punto di riferimento? Non tanto in termini musicali intendo..

400PPM: Da un punto di vista di architettura e componenti sonore urbane direi di no. O perlomeno, a livello conscio. La vita notturna, gli stimoli culturali invece sono stati estremamente importanti anche se devo dire che la club culture dei primi Anni Duemila a New York non mi piaceva, era molto diversa dai decenni precedenti. Io frequentavo quasi esclusivamente i Wierd Party. Ad ogni modo la vita notturna della città, con la varietà delle sue proposte musicali, è un riferimento imprescindibile per interpretare il mio immaginario sonoro.

V: Perchè hai scelto di includere nell’album le foto di Fabulousity e dei club kids?

400PPM: Guy Brewer si è occupato dell’art direction dell’album, è stata una sua scelta, che ho apprezzato molto perchè credo che quelle immagini catturino qualcosa di sconcertante della vita notturna di quel periodo. Una certa malattia, ma soprattutto ritraggono quell’atmosfera, carica di euforia e di inquietudine, che si respirava ai party e che continua ad essere presente nel mio lavoro. Con la mia musica non voglio restituire una visione unidimensionale di me stesso. Mi piace l’idea di bilanciare le emozioni, quindi non mi muovo esclusivamente in una direzione scura ma introduco anche elementi aggressivi o psichedelici.

Fit For Purpose, 400PPM.

V: Quelle fotografie raccontano anche di un periodo, precedente all’avvento di Internet, in cui le fanzine e gli style magazine hanno giocato un ruolo molto importante per l’underground e le cosiddette “sottoculture”. È stato così anche per te?

400PPM: Assolutamente sì. Ricordo che c’era The Skreem di DJ Entox, che proponeva japanese noise e hardcore techno/gabber; Datacide della Praxis Records, di South London, focalizzata su hardcore e breakcore e The Deadly Systems, di Deadly Buda, connessa alla scena hardcore del Midwest. I suoi mixtape mi facevano impazzire, ma non ha mai trovato grande spazio sui media europei.

V: Quando ti avvicini al progetto di un nuovo album o Ep, immagini di realizzare qualcosa che suoni futuristico?

400PPM: Non so cosa intendi esattamente per futuristico. Trovo che la musica interessante provenga da piccoli gesti e ibridazioni piuttosto che da eclatanti tentativi di fare santi in avanti. Non appartengo a quella categoria di musicisti che si prefigge l’obiettivo di decostruire la musica da club. Inoltre credo che focalizzarsi eccessivamente sulla novità possa essere problematico, perchè la musica deve accedere all’immaginazione, non preoccuparsi di essere nuova, secondo parametri che non sono neppure così immediati da definire. Credo che sia impossibile affermare quale sia il futuro della musica.

V: La tua musica esprime intensità, velocità e atmosfera.

400PPM: La musica è una realtà di cui bisogna fare esperienza. Sentirla, ballarla. Per questo motivo lavoro sulla ripetizione, utilizzo texture, anche un approccio minimalista, perchè è molto potente. La techno è un’esplorazione del ritmo e mi piace usare strutture poliritmiche, avviando processi organici.

V: Che cosa pensi della relazione tra improvvisazione e composizione?

400PPM: Amo l’improvvisazione, perchè nel contesto dell’elettronica rende fluidi i confini tra uomo e macchina. Preferisco esplorare il lato fisico della musica, quindi non faccio musica col computer. La techno è un genere che si presta all’improvvisazione, perchè è estremamente flessibile e puoi introdurre e tirare fuori ciò che vuoi.

V: Quale relazione intrattieni con atri media? Il cinema o le colonne sonore rappresentano un’ispirazione?

400PPM: Oggi il cinema non è un riferimento per la mia produzione musicale, ma, quand’ero più giovane, Claudio Simonetti è stata una delle scoperte più entusiasmanti della mia vita. A quei tempi guardavo molto cinema francese, exploitation, horror.

V: La traccia che preferisco dell’album è New Expiration. Come nasce?

400PPM: New Expiration si rifà ad un immaginario sci-fi psychedelic punk e post-punk, che proviene dalla San Francisco degli Anni Settanta e Ottanta, amalgamato con dei vocals di Rose E. Kross (mia moglie Katie). La sua voce in realtà è stata aggiunta per caso. Stavo lavorando su questa traccia, dove probabilmente a livello subconscio stavo processando molti ascolti delle mie band preferite del passato, quando lei è tornata a casa, ha iniziato a improvvisarci sopra. Così ho seguito la sua ispirazione. Mi è piaciuta l’idea di introdurre un elemento umano, l’ha completamente trasformata.

 

a-v-n.com